Le nuove frontiere della chirurgia delle varici.

 

Le varici degli arti inferiori rappresentano una delle patologie più frequenti nella popolazione adulta. Si pensa che tre persone su quattro avranno le varici nel corso della loro vita e che la metà di queste soffriranno di sintomi abbastanza importanti da giustificare un trattamento medico o chirurgico.

Per meglio comprendere il significato della patologia varicosa, è necessaria qualche spiegazione sul sistema circolatorio venoso degli arti inferiori.

La circolazione venosa, la cui funzione è di favorire il ritorno del sangue al cuore, è costituito da un circolo profondo che trasporta il 90%  del sangue degli arti inferiori e da quello superficiale che trasporta il restante 10%. Il circolo superficiale, in particolare, è formato da due vene principali, la grande e la piccola safena, oltre a un circolo collaterale ampiamente diffuso su tutta la gamba.

E’ proprio il circolo venoso superficiale responsabile della comparsa delle varici.

Vediamo perché.

Tre sistemi permettono il ritorno del sangue al cuore attraverso il sistema venoso superficiale:

  1. l’attività muscolare della gamba;
  2. la tonicità della parete venosa;
  3. la presenza di valvole all’interno dei vasi che impediscono il reflusso del sangue verso il basso.

L’attività muscolare ridotta dipende esclusivamente dalla sedentarietà tipica dei nostri tempi, la scarsa tonicità della parete venosa e il ridotto numero di valvole rappresentano una condizione assolutamente ereditaria.

 

La diagnosi.

Oggi è possibile realizzare una diagnosi molto precisa grazie all’impiego di tecnologie digitalizzate che permettono di rilevare le minime alterazioni morfologiche e funzionali del circolo venoso profondo e superficiale. Ci riferiamo all’eco-color-doppler le cui prestazioni hanno raggiunto livelli diagnostici impensabili fino a qualche anno fa. E’ possibile, infatti, studiare perfino la forma delle valvole venose e misurare il minimo reflusso all’interno dei vasi.

Quale trattamento?

Ripercorrendo le cause principali che determinano la comparsa di varici, non c’è dubbio che un’attività muscolare costante gioca un ruolo importante nella prevenzione e migliora i sintomi quando la malattia è già comparsa.

I farmaci, migliorando la tonicità della parete venosa, possono attenuare i sintomi, ma non hanno alcuna efficacia sull’evoluzione della patologia.

Il numero delle valvole all’interno dei vasi non può in alcun modo essere modificato.

Il trattamento chirurgico rimane quindi quello più efficace e, in alcuni casi, quello definitivo. 

  

La chirurgia.

Esistono diverse soluzioni chirurgiche per trattare in maniera più stabile ed efficace la patologia varicosa.

  1. Lo stripping della safena, il più classico degli interventi chirurgici vascolari, elimina la safena, la principale responsabile delle grosse varici, mediante introduzione di un filo di plastica all’interno del vaso con successivo “sfilamento”. L’intervento viene oggi eseguito in anestesia locale in regime di day hospital. La ripresa dell’attività è abbastanza rapida. In mani esperte il risultato è ottimo, senza alcuna cicatrice residua. La percentuale di recidive, oggi decisamente ridotta rispetto agli anni passati, dipende da una corretta diagnosi e dalle mani dell’operatore.
  2. La microflebectomia ambulatoriale rappresenta un metodo chirurgico estremamente efficace per eliminare definitivamente le varici di qualsiasi calibro. Completa l’intervento di “stripping”, eliminando le varici che l’incontinenza safenica ha causato, e precede la scleroterapia dei capillari, eliminando le varici che li alimentano. La microflebectomia è una tecnica assolutamente indolore, eseguita in anestesia locale con ripresa immediata delle proprie attività. Le microincisioni di un millimetro che vengono praticate lungo il decorso della varice, non lasciano alcuna cicatrice visibile.
  3. Il laser, di più recente introduzione, rappresenta oggi una delle tecniche chirurgiche più moderne e soprattutto meno invasive per eliminare definitivamente la safena malata. Mediante introduzione di un catetere all’interno del vaso ed emissione di una ben precisa quantità di energia, il vaso viene distrutto e successivamente riassorbito. La cicatrice è unica ed impercettibile, l’anestesia è solo locale. E’ indispensabile un’accurata diagnosi mediante eco-doppler e, naturalmente, una grande esperienza dell’operatore.
  4. La radiofrequenza si basa sugli stessi principi di applicazione del laser. Molti studi clinici dimostrano tuttavia una maggiore efficacia della radiofrequenza. In ogni caso queste ultime due tecniche, definite più semplicemente “tecniche di chirurgia endovascolare” rappresentano il futuro della chirurgia delle varici. La loro applicazione è, infatti, decisamente meno invasiva dello “stripping”: l’anestesia è solo locale, l’esecuzione della procedura è ambulatoriale, non ci sono ematomi e non occorre alcuna convalescenza, essendo la ripresa delle proprie attività pressoché immediata. In quanto ai risultati, sono del tutto sovrapponibili a quella della chirurgia classica di “stripping”.

 

CONCLUSIONI:

Le varici rappresentano una patologia estremamente diffusa, soprattutto nel sesso femminile.

Esistono diverse possibilità terapeutiche per migliorarne i sintomi, dai farmaci alla scleroterapia.

Ma la chirurgia rimane comunque la terapia più efficace e la sola a frenare l’evoluzione della malattia.

Sicuramente la chirurgia classica, mediante “stripping” della safena, rappresenta uno strumento terapeutico molto efficace ed attualmente molto utilizzato.

Ma nuove tecnologie appaiono all’orizzonte: le tecniche “endovascolari”, rappresentate dal laser endovenoso e dalla radiofrequenza. Si tratta di metodi assolutamente meno invasive della classica chirurgica, tecniche che vengono eseguite in anestesia locale, in strutture ambulatoriali e senza alcuna convalescenza.

 

 

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                                                                                                         Dr Francesco Artale
                                                                                                        
Angiologo e Chirurgo vascolare